Trento, lo sfogo di Claudio Cia: “La Mafia in salsa trentina”

“Scandali, conflitti d’interessi, incompatibilità, bugie, appalti ​dubbi, ​finanziamenti​ ​sospetti, ​clientelismo, piazéri e piazeròti sono la punta di un iceberg fatto di illegalità e​ ​rappresentazione di una certa politica che ama annaspare nel torbido”. E’ quanto dichiara in una nota il Consigliere provinciale a Trento Claudio Cia.

“Più mi addentro nel mondo della politica, più mi convinco che il Trentino non sia​ ​poi​ ​tanto diverso dai territori impregnati di Camorra.​ ​Nel Sud Italia, il crimine organizzato nasce fuori dai palazzi istituzionali e in cerca di copertura si rivolge poi ai politici, per espandersi e perpetuare l’azione criminale”, continua Cia. “In Trentino no. A generare mafia è la politica fatta da cert​i ​personaggi che, stando al riparo, hanno spolpato le istituzioni per creare un sistema di potere su cui modellare norme, dare vita a​ ​società, inventare bisogni e pretesti tali da giustificare l’uso di denaro pubblico, piazzare fedelissimi – i picciotti della polenta e lugànega – a presidio di posti strategici. Un tempo il fedelissimo marcava la piazza del paese, oggi lo troviamo nei punti cardine del sistema”.

Il Consigliere Cia prosegue: “Da noi non si usa la lupara… si lavora di fioretto: se non ti adegui, perdi gli “amici”​,​ ​se perdi gli “amici” perdi il finanziamento, se perdi il finanziamento chiudi baracca e burattini.​ ​Non sei​ ​schierato​ ​con il partito giusto? Allora non ricevi sostegno, non trovi o perdi il lavoro, per te non c’è l’appartamento Itea, la meritocrazia non conta. Nella tua terra la vita diventa un inferno”.

“La paura è l’ingrediente vitale che alimenta questo sistema, ci obbliga al silenzio e – in questo silenzio – diventiamo sudditi, vincolati alle promesse dei nostri padroni che spesso, per​ ​una sorta di Sindrome di Stoccolma, siamo noi stessi ad osannare. In molti sappiamo e vediamo, in molti però tacciamo adeguandoci, e il nostro silenzio è pure manifesto quando, invece di recarci a votare per imprimere un cambiamento, preferiamo disertare le urne. Nostro​ ​malgrado, ci costringono a pensare e ad agire quasi fossimo anche noi dei mafiosi, perché il silenzio è complice del crimine”, aggiunge Claudio Cia, concludendo: “Diceva Oriana Fallaci che “vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale​ ​non ci si può sottrarre””.​

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