Medico di base: stop alla professione

I dati parlano chiaro: secondo quanto diffuso da un comunicato della Fimmg( Federazione Italiana Medici di Famiglia) entro il 2023 è stato stimato che verranno a mancare 16 mila medici di base, lasciando così un italiano su tre senza medico di famiglia. Un fenomeno che sembra colpire soprattutto le regioni del Nord d’ Italia, come Lombardia (2776 medici in meno), Piemonte (1173) e Veneto (1600).

La causa è da riscontrare nella sempre più alta età di pensionamento dei medici(66 anni e 6 mesi), che ritarda l’entrata dei giovani nella professione e una burocrazia altrettanto controproducente, che offre l’accesso a numero chiuso e borse di studio decisamente inferiori rispetto a quelle previste per le altre specialistiche. Secondo quanto riportato da Silvestro Scotti, vicesegretario della Fimmg, “i giovani che scelgono la specialistica, come chirurgia od ortopedia, possono contare su una retribuzione mensile di 1700 euro. I borsisti che aspirano a diventare medici di famiglia a malapena raggiungono gli 800 euro“.

Un altro motivo è attribuibile ad un percorso formativo troppo esasperante. Per diventare medico di medicina generale, infatti, bisogna prima superare un concorso a numero chiuso che viene bandito annualmente dal Ministero della Salute, che a sua volta lo rimanda agli Assessorati Regionali alla Sanità. Dopodiché, ai fortunati vincitori del bando aspettano 3 anni di Corso di formazione specifica di Medicina Generale, al termine dei quali otterranno il diploma di formazione che gli permetterà di accedere alla graduatoria regionale.

Questo evidentemente ha portato sempre più giovani medici ad allontanarsi dalla tradizionale branca della medicina generale ed a preferire, invece, un percorso più specialistico e remunerativo. Un dato allarmante, che sottolinea il progressivo e graduale venire meno della tradizionale figura del medico di famiglia, il quale rappresenta, di fatto, il primo livello di assistenza sul territorio.

Il medico di famiglia un tempo era considerato la figura più autorevole in medicina, in quanto gli era richiesta una conoscenza enciclopedica ed empirica del paziente che lo poneva in una posizione necessariamente di rilievo. Il rapporto tra medico e assistito era, quindi, più che un semplice parere professionale. Mano a mano, però, la scienza della medicina ha sviluppato sempre più branche, andando inevitabilmente verso una “specializzazione della professione”, e la figura del medico di base si è, di conseguenza, sempre più marginalizzata. Oggi si va dal medico di base semplicemente per avere delle prescrizioni mediche.

Questa marginalizzazione ha portato alla situazione attuale, che vede la professione quasi a rischio d’estinzione se non saranno apportati i necessari cambiamenti. A questo proposito si è pronunciata la Fimmg, che in un’ interrogazione parlamentare ha sollevato il problema, sollecitando il governo a prendere adeguate misure in merito all’aumento dei posti nelle scuole post-laurea di medicina per favorire un ritorno alla professione.

L’apertura di nuovi posti, dunque, accompagnata ad uno stipendio pari a quello previsto per le altre specialistiche potrebbero risollevare le sorti della figura del medico di famiglia, pilastro della medicina tradizionale.