GIORNALISMO INTERGENERAZIONALE: LA NOVITA’ DEL 2015

Oltre le aspettative del giornalismo: il digital divide, inteso come il “buco” che divide chi usa internet da chi non lo usa ha essenzialmente tre punti deboli. Il primo, strutturale, consiste nella possibilità di accesso a internet, garantita dalla diffusione della rete sul territorio nazionale; il secondo, economico, consiste nella possibilità degli utenti di avere connessioni a basso costo che tutti si possono permettere, favorito dalla diffusione di tariffe e modem alla portata di tutti; il terzo, personale, consiste nelle abilità del singolo e nel tempo che egli può dedicare alla navigazione.
Dei tre punti deboli che sono alla base di una efficace copertura “a tappeto” della potenziale utenza, possiamo dire con certezza, due sono stati affrontati negli anni scorsi: la diffusione di internet sul territorio nazionale e l’offerta di connessioni gratuite o a basso costo non mancano, dalle compagnie telefoniche al telefono mobile, smartphone, che si collega ovunque, dalle sale di navigazione che consentono di avere connessioni gratis ai centri internet dove si trovano anche i personal computer, nessuno, o quasi, in Italia, è escluso dalla potenzialità di partecipare alle conversazioni e ai dibattiti sul web.
Il terzo, il più delicato, secondo il Censis, è stato battuto nel 2015: lo scarto generazionale, che voleva i giovani, i dirigenti, gli studenti e la classe produttiva tra i leader di internet, mentre gli anziani, gli operai e le casalinghe tra gli assenti nel web, è stato ridotto.

Da quest’anno infatti risulta, confermato anche da FederAnziani, che non solo gli over 40 si sono dedicati a internet, ma pure gli over 60 e parecchi over 80. In un contesto di questo genere, ad oggi, ci troviamo di fronte al più semplice e pulito dei mondi virtuali possibili: tutte le generazioni sono connesse, con le conseguenze del caso. Leggono le notizie on line più di 3 milioni di anziani, il che significa, di concetto, che lentamente anche i contenuti di internet si vanno modificando, consentendo anche ai meno giovani di esprimere un parere sui contenuti che si trovano on line.

Come cambia il ruolo del giovane giornalista? C’è molto da fare, a dirla tutta, siamo cresciuti con uno spirito essenzialmente giovanile, abbiamo (parlando come testata on line chiaramente uso il “noi”) creato network che sono molto motivati dalla presenza dei giovani e usano un linguaggio giovanile, anche la stampa tradizionale ha rincorso i tempi, modificando le pubblicazioni nella versione di internet per arrivare a coprire anche il pubblico della rete. Ma ora, per certi versi, è tempo di tornare indietro, tornare a quel modo di scrivere “bene” che molti non hanno mai abbandonato, schiavi dell’indicizzazione dei pezzi su Google, prigionieri dei motori di ricerca.

Un sano giornalismo che ricalca i fiorenti e nobili trascorsi del giornalismo italiano di opinione è possibile, sono maturi i tempi per “crescere” e per sollevarsi oltre le tentazioni della “marchetta” per riconquistare il primato del contenuto, della leggibilità e del sapere, insieme ai giovani, che di idee ne hanno tante, aggrediti come “tuttologi” quando si reinventano in remake improbabili parafrasando i pezzi altrui per farli propri, ma ricchi di umano sapere quando mettono sulla carta quello che sanno, imbattibili, per certi versi, per l’apertura mentale che hanno nei confronti del mondo.

I tempi del “nuovo giornalismo” sono dunque arrivati, nonostante gli attacchi, le difficoltà e la concorrenza, la velocità con cui invecchiano su internet le notizie. E insieme al “nuovo giornalismo” sono arrivati anche i “nuovi giornalisti” che non ci stanno, ad essere definiti blogger, li riconosci perché sono quelli che non si fanno bastare la parafrasi di un testo, per sentirsi al centro del mondo, ma vogliono essere “una penna” forte e sicura, che ha cognizione di causa ed è preparata a quello che va affrontato. Sono loro, i giovani, che ad oggi, scrivono per una platea, seppur virtuale, in cui ci sono tutti: persone potenti, persone deboli, amici, conoscenti, ragazzini, imprenditori, politici, anziani, genitori e nonni. E’ il giornalismo intergenerazionale, e se guardiamo bene, in Italia, secondo le statistiche, che vedono i giornali di carta un primato dell’età adulta e avanzata, questa è assolutamente una bella novità, la novità dell’anno 2015.

Di Martina Cecco

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