GIORNALISMO LIQUIDO: LA RICERCA DEL VERO STORICO ON LINE

La notizia oggi e il cambiamento dovuto specialmente dalla possibilità di comunicare velocemente attraverso il web, da una parte paiono correre di pari passo, dando dimostrazione di come internet possa effettivamente superare la velocità della carta, dall’altra creano un effetto saturazione, per cui essere i primi a dare l’ultima rischia di diventare un gioco a perdere, poiché l’ultima è sempre la prima. Almeno per i motori di ricerca.
Pensiamo ai social network, tra cui twitter e facebook che, ancora, paiono avere il monopolio, ma pensiamo anche la diffusione della notizia preconfezionata, quella che arriva via mail dagli uffici stampa e con un copia incolla risolve il problema della verifica e del rischio di querela.
Chiaro: ne parlano tutti i giornali, poiché il web pare essere la risposta alla comunicazione immediata, quella di prima mano, che è sempre giusta ma mai completamente vera, perché sì, il problema che nasce dalla velocità di informare è che l’informazione è monodirezionale. Dunque: quando mai il diretto interessato potrà fornire informazioni che possono ledere la sua persona? Comunicazione ottimale, ma informazione a metà: la controparte, quella interessata dalla notizia, nella comunicazione liquida è trascurata, assente, tutt’alpiù corollario di poco conto.
Dunque l’informazione diretta è sempre giornalismo? Ne parlano gli esperti, ne parlano le scuole di giornalismo, assicurando che il metodo concertativo del web e dell’interattività è il migliore per arrivare a trarre delle sintesi che siano vicine alla verità (Larissa Macfarquhar). Ma il rovescio della medaglia è che anche le verità possono essere discusse, quindi il giornalista serve, a maggior ragione, non per reperire notizie, lavoro che può fare qualsiasi persona di buona volontà, bensì per discuterne.
Dunque l’informazione non è sempre giornalismo, ma il buon giornalismo, dovrebbe essere sempre informativo (Marco Pratellesi).
Quello che è sotto gli occhi di tutti, non è quello che sanno tutti: internet è il primo mezzo di comunicazione che consente a ciascuno di reperire, alla fonte, la notizia, verificarla, essere certo che essa corrisponda a quanto detto e a quanto sentito. Ma quanti lettori una volta letta una notizia di interesse procedono nella verifica che le informazioni lette siano corrette? Il giornalista, dunque, è questo lettore, da scrittore di fatti diventa lettore, legge comunicati stampa, legge news, reperisce twitterate e da qui inizia il suo lavoro di penna, trasponendo in testi verificati quanto reperito dalle mille fonti disponibili.
C’è da pensare che il vecchio sistema fosse più complicato, ma non è così: dei buoni tecnici e degli abili comunicatori possono eludere la verità, trasmettendo a più fonti delle falsariga di verità, che sono il vero problema del lavoro del giornalista oggi.
Quando un fatto è reale e quando è falso? La concertazione delle fonti non è sufficiente, poiché le fonti possono essere concordanti per il riferimento a un’unico punto di diffusione. Dunque, oggi, il giornalista è in difficoltà, molto più che prima, quando i numeri di telefono dei responsabili della comunicazione di partiti, associazioni, enti, erano una garanzia di fisicità del fatto rilevato (Alberto Papuzzi).
La rivoluzione che la civiltà moderna sta vivendo, quella di internet, mette la persona al centro, consente quindi di discutere con gli interessati della veridicità delle dichiarazioni ufficiali: la fonte ufficiale è allora il punto di partenza, su cui discutere la notizia. Il recente Festival del Giornalismo ha visto, ad esempio, lo sviluppo della web zine Huffington Post, un sito di assoluta predominanza nel suo settore, che ha letteralmente capovolto il punto di vista giornalistico sui fatti di attualità. Non solo il giornalista, con la sua conoscenza, ma il giornalista come mezzo attraverso cui il “non oro colato” del web diventa più sintonizzato con la verità.
Ecco dunque che le storiche “bufale” si nascondo spesso tra convinte discussioni on line, il fatto più importante del giorno passa in secondo piano, se qualcosa attrae di più il lettore, mentre il web stesso, la twitterata, il post di facebook, diventano punto di partenza per farne notizia.
Siamo complici di una grande evoluzione, anche spesso a nostro danno, che non deve però essere il punto di arrivo: il web, il social, internet, i luoghi di discussione in quanto tali, sono la fonte, il punto di partenza, il nostro lavoro, parte da qui e arriva oltre. Sulla stampa, quella ancora vera, fatta di giornali, on line o di carta, fatta di persone che lavorano sulle informazioni e non si limitano a riportarle come se fossero assoluta verità.
Di Martina Cecco

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*