INFORMAZIONE ECONOMICA E RESPONSABILITA’ AL TEMPO DEL WEB

Non potevamo esimerci, nella settimana del Festival Economia 2015 di parlar di soldi, non quelli nostri, non quelli di carta, ma quelli che arrivano alla mente dei lettori attraverso la carta, cioè del giornalismo economico.
E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un buon giornalista di redazione, che sa coprire tutti i turni, possa coprire la redazione economica. Ed è presto detto: se riportare dati e statistiche è aiutato dalla tecnologia, essere esperti in logiche che partono come principio da quello economico non è da tutti.

La dimensione attuale redazionale segue però tre diverse correnti di pensiero: il giornalista economico esperto, che sa trattare in modo accademico i temi in corso d’opera, ma che difficilmente può essere compreso dal lettore medio, seppure la lettura di argomenti economici è uno dei settori che hanno avuto una piccola impennata nel passato decennio; il giornalista PR, che lavora per finanziarie, banche, istituti di credito, studi commercialisti, ovvero fa del suo lavoro una risorsa anche per trasmettere la conoscenza agli altri attraverso la stampa, una professione però che oscilla, appunto tra la promozione e la comunicazione; il giornalista che fa dell’economia politica una strategia dialettica, ovvero che partendo da dati e situazioni reali costruisce un percorso logico che fa commistione di scienza esatta, scienza matematica e scienza politica o sociale.

E’ evidente che tutto ciò non può essere perfetto per la redazione più comune, ovvero quella in cui dai comunicati si lavora sulla notizia per arrivare a tutti, quindi non solo una fetta di associati o di tecnici già esperti nel settore.
E’ molto recente, infatti, l’introduzione nella professione della Carta dei doveri dell’informazione economica, che gli studenti di giornalismo conoscono, ma che nella pratica quotidiana pochi applicano. Risale al 2005, quando con il decreto n.62 la Commissione europea ha stabilito che dovevano essere recepite delle normative a riguardo. Nello stesso anno e poi nel 2007 anche l’Ordine dei Giornalisti ha quindi messo nero su bianco le norme che regolamentano la professione in questa direzione.

I punti in questione sono 8, mirano alla precisione, alla completezza, all’indipendenza, alla fonte, alla logica delle informazioni date. Lo scopo sarebbe quello di evitare panico o entusiasmo, informazioni incomplete o errate, linee di indirizzo a carattere politico con ricadute immediate che non siano legate all’interesse scevro dell’informare in modo completo.

E allora viene da chiedersi come mai i titoli dei giornali possano riportare delle informazioni molto cariche, tali da determinare le scelte di Borsa, commerciali, politiche, mentre l’informazione contenuta non è sempre della stessa portata. Il giornalismo economico dovrebbe essere il più lontano possibile dalla previsione e dalla veggenza economica, con improbabili soliloqui su quello che sarà, restando legati alle previsioni già conferite da studi ed economisti, sempre da citare, per rendere attendibile la tesi sostenuta.

Di Martina Cecco

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*