LA QUERELA: DA DIRITTO A MODA TRENDY

La querela è un fatto serio? Se andiamo a vedere tra le note che possiamo reperire, abbastanza facilmente, attraverso le notizie che emergono relative ai casi più gravi di diffamazione a mezzo stampa, possiamo farci un’idea delle situazioni più comuni che possono farci incappare nella querela. I casi più gravi sono sempre citati dai rispettivi ordini di appartenenza dei giornalisti coinvolti.

Minori, vicende amministrative aziendali, fatti di cronaca nera o di gossip, vicende politiche in cui sono implicati direttamente i politici, vicende legate a processi e situazioni più leggere che potremmo definire di dibattito. Lontani dai casi di Fabrizio Corona, Vittorio Sgarbi e Marco Travaglio, che della querela fanno bandiera, cerchiamo di essere concreti ed essenziali.

Premesso che la querela è uno strumento che possono usare anche i cittadini che non hanno avuto problemi con la stampa, ma con altri mezzi, dato che la diffamazione è un concetto che si lega alla “parola” e non al “giornalismo” di per sé, possiamo però tracciare una netta divisione, chiara e piuttosto semplice, tra la querela privatamente esposta e la querela per reato a mezzo stampa.

La differenza consiste in un semplice concetto di base: chi scrive sui giornali ha una responsabilità maggiore, non solo per il mezzo, ma anche per la formazione, rispetto a chi non ha praticità con la parola e con le opinioni.
Il giornalista, dunque, a differenza della persona che non lavora con la penna, sa trovare delle fonti a cui appellarsi per poter sostenere un’opinione e quindi per dare una notizia.
In linea di massima, quindi, la querela dovrebbe essere più un fatto legato alla vita privata che non alla stampa, ma così non è.

Il giornalista a differenza del cittadino comune è sottoposto a controllo, lettura da parte di terzi delle sue opinioni e quindi giudizio, continuo e indefesso, che può essere libero o di parte; per di più il giornalista è sottoposto a stress da informazione, che consiste principalmente nel problema etico più pesante, che coinvolge chi scrive sui giornali: la fondatezza della fonte.

Non a caso, infatti, se parte delle querele possono essere dovute a errori veri e propri nell’interpretazione di un fatto o di una notizia, una parte consistente deriva invece da una voluta cattiva informazione che viene data al giornalista stesso, il quale, ovviamente, ha un carico più pesante da portare, poiché il peso della notizia veicolata a mezzo stampa può essere determinante per l’opinione pubblica.

Dunque la querela è un fatto serio? Il trend, purtroppo, tende a dimostrare che la querela è un mezzo per fornire una smentita: fare querela non costa nulla, avere ragione però è un’altra cosa. Più spesso, attualmente, la querela viene usata come metodo per dare una smentita, qualora le situazioni siano favorevoli alla vittima, che in qualche modo poco considera le conseguenze di questo fatto, che possono essere quasi nulle se si tratta di vicende private, a livello economico, molto costose, al contrario, se di mezzo c’è la stampa.

Fatta dunque luce sull’utilità della querela, va precisato che al giornalista non mancano le armi per rispondere, se a torto accusato, e difendersi. Cercando però di andare oltre il concetto meramente professionale, poiché la diffamazione è regolata dall’art. 595 III c del codice penale e non costituisce il solo reato, ma solo una aggravante.

Presenza della persona offesa, azione compiuta e gravità dell’offesa sono le tre prerogative per la consistenza della querela, in base alle quali viene poi imputato il capo di accusa: la lesione effettiva si calcola principalmente sul concetto di Reputazione Offesa.

Di conseguenza come fare: la querela può capitare, è da considerarsi un piccolo rischio d’impresa del giornalista, la gravità dell’offesa però, dipende essenzialmente dall’esposizione dei fatti e dall’uso che se ne fa delle notizie in nostro possesso.

La querela non riguarda solo chi scrive, bensì anche chi dirige, chi stampa e chi è a capo del mezzo giornalistico, ovvero l’editore, di conseguenza, nell’epoca delle notizie facili che si reperiscono anche a mezzo web, l’unica vera arma per difendersi è la propria medesima coscienza di informare in modo onesto e corretto, pur dando notizie che possono essere gravi o particolarmente delicate o importanti, cercando sempre di tenere fede alle certezze acquisite, alle cose che si sono viste e che si conoscono, evitando cioè di fare illazioni o di oltrepassare il limite del rispetto della persona in quanto tale.
Certo, casi come quelli recenti che vedono Equitalia querelare Armando Maradona fanno pensare che la querela sia diventata un gioco per far parlare di sé, ma resta il fatto che le conseguenze economiche di una querela, particolarmente per i giovani precari, che scrivono articoli a raffica in pochi minuti sulla base di informazioni deliberatamente inviate alla stampa, restano un rischio altissimo, che in molti casi può essere determinante e letale per una carriera che di suo stenta a trovare risorse, per ripagare, specialmente in questi tempi, in cui tutti possono diventare blogger, ma pochi ricevono uno stipendio compensativo adeguato, per motivi legati al mercato editoriale decadente.

Di Martina Cecco

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