Referendum Catalogna: il sonno dell’informazione genera fake news

Le guerre politiche moderne nell’Occidente civilizzato non si combattono più con minacce diplomatiche e atti di guerra, bensì attraverso metodi ben più sottili e, soprattutto, mediatici. La guerra moderna si combatte con l’informazione, o, per essere più precisi, con la disinformazione.

Nell’era di internet e dei social network è facile incappare nelle cosiddette fake news, una mole spropositata di notizie infondate o manipolate a fini propagandistici di parte. E i protagonisti di questa piaga social(e) sono tanto i mezzi d’informazione autorevoli quanto i siti web creati appositamente per confondere i lettori.

Balzano continuamente agli onori della cronaca episodi di massiccia proliferazione delle fake news volte a destabilizzare l’opinione pubblica e favorire nei seggi elettorali i movimenti politici comunemente definiti “populisti. La forza di questa infezione virtuale si è rivelata negli ultimi anni tanto preponderante da essere presa estremamente sul serio dall’establishment europeo e italiano, arrivando addirittura al punto da proporre leggi dello Stato volte a punire chi mette in dubbio la veridicità delle notizie riportate dai mass media ufficiali appellandosi invece a un sapere distorto nato su internet senza alcuna certificazione.

Le fake news sono state nell’occhio del ciclone all’avvenire della vittoria di Donald Trump alla corsa presidenziale negli Stati Uniti d’America: secondo alcuni opinionisti, la diffusione di notizie false avrebbe aiutato non poco il tycoon newyorkese nella conquista della Casa Bianca. Così come generalmente l’opinione pubblica radical chic punta il dito contro i movimenti populisti in Italia e nel resto d’Europa affermando che le fake news incoraggiano la loro vittoria, distorcendo la realtà e portando un numero consistente di voti basati essenzialmente su falsità.

Eppure la guerra presenta sempre vittime e carnefici da ambo i lati. Nessuno è innocente quando ci si fa trasportare dalla sete di vittoria – vittoria sull’avversario politico, non certo sulla disinformazione in sé. Ed ecco allora che l’arma delle fake news viene utilizzata anche da chi ne criticava l’uso scorretto da parte dei soliti “populisti.

Recentemente in Europa si è levato un gran rumore per la difficile situazione catalana: la regione autonoma spagnola ha indetto un referendum per l’indipendenza, sconvolgendo tanto l’opinione pubblica spagnola quanto quella di tutto il continente. Lo Stato centrale non è stato in silenzio, e certamente neanche fermo: il governo ha autorizzato modalità ritenute drastiche ed esagerate al fine di bloccare e invalidare il referendum, arrivando all’uso della forza fisica. L’Europa in questi giorni è stata sconvolta da innumerevoli immagini di atti di coercizione fisica da parte delle forze dell’Ordine spagnole nei confronti dei cittadini catalani inermi mentre si dirigevano a votare nei seggi.

Eppure, tra i numerosi video e immagini, alcuni non erano veri. Come sottolineato dal sito butac.it e da altri riconosciuti debunker italiani, in questa febbrile corsa all’indignazione generale contro l’opprimente Stato spagnolo sono state condivise dagli utenti di internet una moltitudine di link falsi e manipolati.

Ancora una volta la guerra dell’informazione e la corsa alle fake news hanno distorto e ingigantito notizie di importanza storica e sociale, oltre che politica, colpendo irrimediabilmente i cittadini più ignari e facendo perdere loro il punto reale della situazione. E questa non è certo una vittoria. Nessuno esce vincitore da un circolo vizioso di queste dimensioni, ma tutti ne subiscono le relative conseguenze.

di Giuseppe Comper