Cent’anni fa la morte dimenticata del patriota Nazario Sauro

Oggi ricorre il centenario della morte di Nazario Sauro, simbolo essenziale dell’irredentismo italiano e massimo esponente di quello istriano.
Originario di Capodistria, all’epoca sotto la dominazione austrungarica, animato da enorme ed encomiabile spirito di appartenenza alla patria italiana già giovanissimo manifestò la sua contrarietà all’occupazione asburgica del suolo istriano e l’avversità della polizia austriaca verso ogni manifestazione di italianità. Durante la prima guerra mondiale si arruolò volontario nella Regia Marina Italiana con il grado di Tenente di Vascello e sotto il falso nome di Nicolò Sambo, al fine di non svelare la sua vera identità e le sue origini ove fosse stato catturato. Compì più di 70 missioni sino al 30 luglio 1916, data della sua ultima missione. Sulla rotta verso Fiume, dove doveva fare un’ incursione, il suo sommergibile si incagliò nei pressi del golfo del Quarnero e poco dopo fu fatto prigioniero dagli austriaci.

Riconosciuta la sua vera identità anche dalla decisiva testimonianza del cognato, nulla valse professare il nome di Nicolò Sambo e neanche il confronto davanti a sua madre, la quale in un tremendo e terribile clima, negò che quello di fronte a lei fosse suo figlio, riuscirono a salvare Sauro dalla condanna a morte per impiccagione per alto tradimento.
Condanna eseguita il 10 agosto 1916 presso le carceri di Pola.Fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Celebrato e osannato dagli italiani di quella generazione, fu così famoso che nel decimo anniversario dell’impiccagione lo Stato sarà costretto a comprare la sua casetta natale a Capodistria perché “gli attuali inquilini ricevevano, da anni, ogni giorno, le visite di pellegrini che chiedevano di veder i cimeli di famiglia”.

Il suo sacrificio è stato però dimenticato dalle giovani generazioni che conoscono vagamente il suo nome solo perché a lui sono state intitolate scuole, sommergibili, vie e piazze.

Nazario Sauro comunque resta un patriota nella storia d’Italia. Serbò, fino all’ultimo contegno e serenità e con il grido forte e ripetuto più volte dinnanzi al carnefice di «Viva l’Italia!» esalò l’anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amor di Patria.