CLASS ACTION: SARA’ LA VERA VOLTA BUONA?

“Abbiamo diffidato della Class Action sin dalla sua introduzione ritenendo che fosse un’arma spuntata, uno specchietto per allodole (più che altro) per dar l’idea di aver introdotto l’azione di classe senza farlo davvero, senza che potesse avere una reale efficacia, un impatto favorevole e concreto sullo squilibrato rapporto fra consumatore e aziende”. E’ quanto dichiara Emmanuela Bertucci, legale Aduc.

“Da allora – prosegue Bertucci – sono passati cinque anni, e ogni occasione è stata buona per invocare a gran voce mirabolanti Class Action, da ultimo l’annuncio (del Presidente della Regione Lombardia) di una Class Action regionale (?) contro i black bloc per gli eventi del 1 maggio scorso a Milano, o ancora di un’altra Class Action per i danneggiati dallo stop alla rivalutazione delle pensioni stabilito dal Governo Monti”.

“Ma, proclami a parte, cosa è accaduto nelle aule di tribunale italiane durante questi cinque anni? Non esistono ad oggi – sottolinea la legale Aduc – statistiche ministeriali che aiutino a tracciare la storia della Class Action dalla sua introduzione ad oggi. I dati sui quali ci basiamo sono quindi esclusivamente quelli dei quali siamo riusciti a venire in possesso, senza pretesa di esaustività. Stando alle statistiche dell’Osservatorio Antitrust dell’Università degli Studi di Trento,  al 17 giugno 2014 erano state incardinate in Italia 40 azioni di classe. Di queste, 16 sono state dichiarate inammissibili, 9 sono state ammesse, 22 sono ancora in corso e solo tre azioni sono state accolte con sentenza di accertamento/risarcimento/restituzione (il sito però non specifica se le tre accolte siano già divenute definitive o se pendano appello/ricorso in Cassazione)”.

“Solo 40 incardinate e solo 3 accolte. Un flop. L’Azione di Classe, come attualmente disciplinata, non fa nessuna paura alle aziende, non è assolutamente idonea a metterle sotto pressione economica e psicologica, non le stimola a maggior correttezza nei confronti dei consumatori nel timore di una condanna severa (economicamente parlando) se questi consumatori si unissero in una Class Action contro di loro”, evidenzia Emmanuela Bertucci.

“La proposta di legge passata alla Camera (disegno di legge C.1335, ora al Senato  S.1950) è sicuramente – spiega la legale Aduc – migliorativa dell’attuale sistema perché smantella quell’apparato di “punizioni economiche” per il proponente, che facevano sì che l’azione venisse scoraggiata (spese legali decisamente superiori rispetto a quelle di una causa individuale, rischio di condanna alle spese e al risarcimento dei danni per lite temeraria in caso di inammissibilità della domanda, spese di pubblicità dell’azione). Tali punizioni economiche vengono “spostate” sull’azienda, che sarà tenuta a pagare le spese di eventuali consulenze tecniche, i compensi del “rappresentante comune degli aderenti”, in misura percentuale tenendo conto del numero dei componenti la classe secondo scaglioni predeterminati dalla legge stessa, le spese legali dell’attore maggiorate in ragione delle somme dovute agli aderenti. In caso poi l’azienda condannata non paghi spontaneamente sarà possibile una esecuzione forzata “collettiva””.

“La pubblicità dell’azione, che nella legge attuale è a carico del proponente, verrà effettuata dalla cancelleria del Tribunale sul sito del ministero della Giustizia”, afferma Emmanuela Bertucci.

“L’azione potrà essere intrapresa (da un’associazione, un comitato o un singolo componente della classe) per la tutela di “diritti individuali omogenei”, cioé – continua Bertucci – per accertare la responsabilità di condotte lesive tenute da imprese e enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità e per ottenere la condanna al risarcimento del danno. La disciplina si apre quindi a qualsiasi “diritto individuale omogeneo”, mentre finora l’Azione di Classe è stata possibile solo per limitate categorie di diritti (consumeristici e interessi collettivi) e solo in determinati ambiti”.

“Il giudizio si strutturerà, stando al testo attualmente al vaglio del Parlamento, in tre fasi: vaglio del Tribunale sulla ammissibilità dell’azione; decisione nel merito; in caso di accoglimento, liquidazione delle somme dovute. Il potenziale aderente – prosegue la legale Aduc – non avrà bisogno di farsi assistere da un avvocato e potrà aderire all’azione anche dopo la sentenza di accoglimento (nella terza fase) entro un termine stabilito dal Tribunale”.

“Sarà inoltre possibile anche – dice Bertucci – proporre una azione collettiva inibitoria per ottenere l’ordine di cessazione o il divieto di reiterazione della condotta, che potrebbe rivelarsi molto utile in ottica “preventiva”, per evitare che una determinata condotta sia protratta cagionando ulteriori danni. In questo caso il Tribunale potrà avvalersi, ai fini della prova, anche di “dati statistici e di presunzioni semplici””.

“Si tratta di un disegno di legge sicuramente migliorativo della disciplina attuale, che è però – annuncia la legale Aduc – ancora solo a metà dell’iter parlamentare, e contro il quale le imprese hanno già iniziato una strenua opposizione, che ha già portato il ministro Boschi a “prendere le distanze” dal disegno di legge“.

“Vedremo se il Senato lo confermerà, migliorerà (dal nostro punto di vista) o lo snaturerà facendosi condizionare dalla strenua opposizione di Confindustria e dai sostenitori di queste posizioni in Parlamento”, conclude Emmanuela Bertucci.

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