Gianluca Vacchi: un fenomeno di ricchezza in un contesto di miseria, coraggio Italia

30 sfumature di Enjoy, potremmo considerare da questo punto di vista il fenomeno che tiene incollati ad instagram oltre 600 mila follower e che tiene uniti su facebook 250 mila utenti. Scegliamo la foto peggiore? Pantofolina da camera con pelliccia, scarificazione asimmetrica, occhiale desueto, pantalone cobalto fastidio. Forse una foto brutta – delle peggiori di Gianluca – consentirà di non uscire in crisi di livore e potremmo parlarne serenamente. Enjoy è il motto che Gianluca Vacchi – il promotore dello GVLifestyle, definito imprenditore ma di per sé anche azionista della IMA di cui possiede una quota di un terzo, impresa inizialmente di famiglia, ora gestita dal cugino nonché presidente di Confindustria Bologna Alberto Vacchi, nonché imprenditore di se stesso, con partecipazioni e investimenti in aziende leader nel rispettivo settore – ha inventato. Enjoy è un modo per dire “vivi” e quale messaggio migliore per partecipare alla vita sociale se non quello di vivere?

Non parleremo degli attacchi a Gianluca per lo stile di vita certamente sopra le possibilità dell’italiano medio, perché non ha senso. Non parleremo neanche del suo abbigliamento, poiché dovremmo parlare di tutti gli outfit del pianeta, considerato che raramente egli veste nello stesso modo e con gli stessi indumenti, non ha senso. Non parleremo infine delle donne di Gianluca, dato che il post scandalo Vallettopoli e Corona hanno già detto tutto e niente sulla vita di questo personaggio, non ha senso. Parleremo invece di qualcosa di diverso: la ricchezza. Essere ricchi, in Italia, pare essere diventato motivo di vergogna. Ed è in realtà proprio questo che è vergognoso. Non ci si vergogna della delinquenza, non ci si vergogna della corruzione, non ci si vergogna delle cose brutte che succedono “nella porta accanto” o nelle “strade” o nel “Mediterraneo” ma ci si dovrebbe vergognare di avere un lavoro, saperlo far fruttare, averne il piacere di divertirsi.

Il troppo stroppia, diceva un vecchio saggio, e chiaramente sì .. il patrimonio esuberante di Gianluca potrebbe rientrare tra quelle famose liste fatte di persone miliardarie che avrebbero il dovere morale (ma non legale) di darsi “una calmata” lasciando emergere anche il resto del mondo. Ma non è tuttavia motivo di vergogna. I soldi di Gianluca, secondo quanto riporta anche il suo libro autobiografico, chiaramente intitolato “Enjoy” provengono da un lavoro nato in famiglia – e potremmo dire che da questo punto di vista anche i valori più alti della tradizione italiana sono rispettati – portato avanti con altro lavoro, poiché Gianluca si iscrive a Giurisprudenza per diventare avvocato, consegue poi una laurea che in realtà è più inerente il settore economico, per amministrare le sue proprietà e la sua ricchezza.

Promosso come erede miliardario, in realtà “operaio della vigna del Signore” in senso molto lato, in dieci anni si è trasformato da “brutto anatroccolo” a “cigno” semplicemente credendo in se stesso, trasformando il suo corpo, ora tatuato e palestrato (ma nel modo giusto), da rampollo molle e insignificante a bell’uomo sulla soglia del mezzo secolo, perché essendo del 1967 è circa a metà del cammino della sua vita, stando alle medie nazionali, come diceva Dante Alighieri in procinto di realizzare una delle opere più conosciute nella letteratura italiana, la Divina Commedia, che altro non è se non l’opera d’arte dell’interiorità di Dante, resa testo, esattamente come l’impero di Gianluca è l’opera d’arte che egli ha fatto di se stesso. Ma Dante Alighieri viveva in un’epoca in cui la vita media era più breve e i libri duravano di più, strano lo svolgersi degli eventi. Eppure, il patrimonio culturale dei libri è pur sempre una ricchezza, come è ricchezza partecipare ai party o alle feste mondane. Ogni secolo ha i suoi ricchi, chi ha potuto far costruire la Cappella Sistina era ricco, chi ha potuto creare Chanel è diventato ricco, dovremmo pensarla così a fare bene, ma è un azzardo difficile da interiorizzare, andiamo con calma.

Egli stupisce perché in Italia la mentalità di “vivere” ha lasciato il posto alla mentalità del “rantolare” – com’è triste vendersi per cavalli di razza e ragliare come degli asini, decadenza, immorale decadenza, è indecente, la decadenza dovrebbe essere bandita, questa sì, messa fuori legge – non si combatte più per stare bene ma per stare, non si vive più per essere felici ma per campare. E questo non rende merito, non a Vacchi, bensì al popolo italiano.

Si pensi, ad esempio, che il mito imitato da Vacchi è Richard Branson il patron della Virgin, un colosso che conosciamo principalmente per la musica, in Italia, ebbene la Virgin ha acquistato per 1.6 milioni di dollari due posti per astronauti privati per organizzare tour nello spazio, delle vere e proprie gite, che a quanto pare non sarebbero un sogno irrealizzabile ma una concreta realtà. Esempi, solo esempi, ma che si sprecano. A volerli cercare.

L’Italia che invece di “vivere” fugge all’estero, per lo sfruttamento degli interessi di produzione, ma che si nasconde dietro il dito che giudica Vacchi, un po’ come accadeva ad un altro personaggio del web, Martina dell’Ombra, ritenuta una dei più influenti “suggestionatori” ovvero persone che con le loro idee possono influenzare lo stile di vita e le idee di altri attraverso internet, in inglese “influencer”.

L’Italia ha paura della ricchezza, anche quando essa non interferisce con alcuno. Vedasi invece il caso Berlusconi, odiato dal primo giorno non perché basso, non perché milanese – e sappiamo che i milanesi in genere non si distinguono per simpatia – bensì da principio, perché ricco, dunque certamente negativo. Qualcosa non va: la fortuna di Vacchi di per sé vive di se stessa, marchio registrato, che egli indossa per primo, e poi packaging, cioè tutti quei materiali che mettiamo nella raccolta differenziata, e ancora elementi per il trucco e l’estetica. Il patrimonio attuale di Vacchi non è IMA ma tutto quello che intorno a Gianluca si è creato. Insomma un fenomeno.

E in Italia che cosa accade? Che al posto di prendere spunto e mettere le ali per volare pare che Enjoy e vivere sia un’offesa o un insulto alla povertà; Gianluca Vacchi potrebbe anche fare della beneficenza, non lo sappiamo, ma in genere così accade, non ne parliamo, non ha senso. Ma sarebbe meglio – per lui – di no. Ora si griderà allo scandalo, ma in un contesto imprenditoriale essere ricchi è la normalità. Il problema dunque non è la ricchezza di Vacchi, ma la non ricchezza di chi non ha lavoro e di chi non ha i mezzi per vivere. Tutto ciò dipende da chi è ricco? No! Casomai dal sistema, casomai dalla sorte, dalla fortuna, ma non ha senso pensare che la colpa della povertà diffusa sia nella ricchezza concentrata. La ricchezza concentrata è colpa di una scelta, che consente il generarsi della ricchezza e il generarsi della povertà. Dunque essere Gianluca Vacchi è legale, essere poveri è legale. Dunque se i diritti umani mancano, nei profughi, nei poveri, nella gente che ha perso il lavoro, nella gente che non arriva a pagare le tasse e le bollette, generando ancora povertà la colpa non è di chi invece riesce a rimanere a galla, quelli come Vacchi sono degli esempi, di normalità da ricchi, che dovrebbero stimolare ad essere vogliosi di farcela, di arrivare.

Un modello rampante: lo stile GV non è onestamente in linea con lo stile incravattato del sogno americano, è un mix, che unisce la passione per il lavoro, italiana, per lo sVacco, americana, per il lusso araba. Vacchi è un modello che coniuga sapientemente il suo essere piacente, ricco, esuberante. Tuttavia in esso – in tempi di crisi – si coglie più buon gusto e speranza, che offesa e diniego. Un LifeStyle trainer, quello di cui tanti giovani avrebbero bisogno, proprio oggi, in Italia. Crediamoci, altrimenti, toccando un concetto molto più serio, la ricchezza – quella vera – che ha messo le mani sull’Europa, e non parliamo questa volta di Stati Uniti, ma quella che proviene dagli Emirati Arabi e dall’Arabia Saudita, dalla Cina, persino dalla Russia, se non ci diamo – e presto – da fare ci mangerà vivi. C’è da rifletterci!

30 e Lode a Gianluca Vacchi, Enjoy!! 

Di Martina Cecco