Hikikomori, gli autoreclusi della società moderna

Arriva dal Giappone la nuova piaga che ha già colpito quasi cinquecentomila adolescenti solamente nel paese nipponico. Vengono chiamati Hikikomori e sono i ragazzi che rifiutano qualsiasi tipo di contatto con l’esterno, chiudendosi nelle loro stanze per mesi e mesi.

Gli Hikikomori sono ragazzi in difficoltà, spaventati dalle difficoltà che il mondo presenta loro davanti che decidono di chiudersi nelle loro camere relazionandosi con l’esterno solamente tramite i social network e i videogiochi.

Questo fenomeno è in continua espansione, sebbene non ci siano dati ufficiali si stima che in Europa i casi siano più di centomila. Secondo gli esperti gli Hikikomori presentano una forte avversione verso tutti i tipi di interazione sociale, dalla pratica degli sport all’uscire con gli amici, e trovano la loro dimensione ideale nel mondo di Internet, un mondo dove si può interagire con utenti da tutto il mondo eliminando completamente lo stress che l’interazione sociale comporta.

Ancora una volta il web viene messo sotto accusa, sarebbero la facilità con cui si può interagire comodamente da casa e l’alienazione provocata dai videogiochi le cause principali dell’allontanamento degli Hikikomori dalla società. Rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno questi giovani rendono la vita difficile anche agli psicoterapeuti che potrebbero aiutarli, gli psicologi si vedono quindi costretti a dover operare su internet, tramite Skype e i social network, creando di fatto una nuova frontiera della psicoterapia.

Il fenomeno degli Hikikomori è in rapida espansione e non va sottovalutato, si stima che anche in Italia gli affetti da questo particolare tipo di fobia sociale siano circa trentamila e siano in continua espansione. Questo è l’ennesimo segnale che bisogna prestare molta attenzione quando si naviga in rete o si permette ai più giovani l’utilizzo compulsivo del web, perché il rischio sempre più crescente è quello di creare una nuova generazione di persone alienate dalla società, che trovano rifugio e socialità solamente su internet.

Come sempre: “in medio stat virtus”: in tutte le cose la soluzione migliore è la moderazione e l’equilibrio tra le parti: oramai è impossibile non utilizzare Internet e  non apprendere le nuove modalità di aggiornamento relazionali, ma non è nemmeno possibile rinnegare alla base la nostra natura umana, che come altre specie animali, è di natura sociale e necessita di scambi affettivi e relazionali, non solo virtuali pena l’annichilimento emotivo della persona che spianerebbe la strada ad una reale patologia relazionale.