IL QUALUNQUISMO POLITICO AI TEMPI DI FACEBOOK

Nell’era della globalizzazione e del mondo virtuale, non sono solo i rapporti umani a uscirne modificati e, in alcuni casi, danneggiati. Anche il modo di fare politica, paradossalmente, deve adeguarsi ai tempi. Così, il dibattito passa progressivamente dai primi quotidiani, ai salotti, fino alle piazze. Tuttavia, oggi Internet si rivela il primo luogo di dibattito pubblico, che ha quasi archiviato i salotti televisivi per dare spazio a tutti, senza eccezioni.

Sui social impazzano critiche e opinioni riguardanti l’attualità e le ultime vicende politiche da parte di un popolo che non vuole più limitarsi ad ascoltare le interviste preparate a tavolino coi politici, che vuole davvero sentirsi coinvolto e partecipare alla gestione della “cosa pubblica”. Tutto questo non farebbe una piega, se i cittadini non si limitassero alla critica sterile. A questo proposito, c’è una pagina su facebook dal titolo Eliminare fisicamente i politici italiani è legittima difesa che però, stranamente, ha raccolto solo 401 likes. Tra le informazioni, si legge “Costoro, furtivamente, si aumentano i privilegi. E intanto l’Italia, inesorabilmente, affonda…” .

Se la pagina avesse un lato ironico, ora non staremmo qui a parlarne, anche se “scherzando si può dire tutto, anche la verità”, come ricordava Freud. Purtroppo, però, le parole più frequenti all’interno della pagina sono “giustiziateli!” e “da sopprimere”, che, per essere un social al quale accedono milioni di cittadini, non è il massimo della civilità.

L’attivismo politico si configura da sempre come attività di contrasto, finalizzata a produrre un cambiamento nella società. Può assumere forme violente o pacifiche e, a giudicare dai toni usati dalla pagina di facebook, quest’ultima rientra proprio nella prima categoria, anche se attualmente si “limita” a fomentare e incitare gli utenti del social network.

A dire il vero, l’odio dei creatori sembra non avere un destinatario preciso, dal momento che neanche al papa emerito Benedetto XVI furono rivolte, a suo tempo, parole gentili. Tipico atteggiamento di chi si sente in rivolta contro il mondo, insoddisfatto di una situazione che non ha dei diretti colpevoli. O forse sì?

Scorrendo la pagina, nessuno propone alternative. Si individua un’apparente soluzione, cioè “eliminare fisicamente i politici”, ma poi? Nessuno è lungimirante, nessuno pensa al dopo, forse perché spaventa troppo. Incitano a scatenare la rivoluzione, ad incendiare i palazzi delle istituzioni, ad occupare piazze e strade. La sola lingua che parlano e comprendono è la violenza, spacciandola per “l’unica alternativa” da prendere in considerazione.

E poi, da notare come venga specificata la nazionalità dei politici: la sfiducia, infatti, non è verso la politica in generale, quanto in quella italiana. Dopotutto, i panni sporchi si lavano in casa e chissà quanti Italiani pensano ogni giorno di attuare le profezie funeste di quella pagina facebook. Sembra facile condurre una rivoluzione e lo è, se concepita esclusivamente come appiccare un incendio o demolire un’auto. Ma poi, una volta distrutto il presente, cosa costruiremo sulle macerie?

Libertà d’opinione e d’espressione sacrosante, certo; tuttavia non guasterebbe se, una volta tanto, si andasse oltre la critica scontata e si trovassero alternative sottese da principi e ideali concreti. Perché quando è la violenza a spadroneggiare, di cosa si dovrebbe parlare? Di rivoluzione o di involuzione?

di Antonella Gioia

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