Non si può ricordare solo la Giornata della memoria

E anche quest’anno – come tutti gli anni – si celebrerà la Giornata della Memoria, manifestazione in ricordo della morte degli ebrei, degli zingari e degli omosessuali per mano del Regime nazista. Un evento ormai diventato abitudinario e che ricorda solamente una minoranza di persone vittime delle atrocità della Seconda Guerra Mondiale. Certamente la Shoah evidenzia l’assurda meticolosità da parte del regime nazista nel distruggere una razza, ma le celebrazioni della Giornata della Memoria non danno alcuno spazio ad altri massacri perpetuati durante uno dei periodi storici più oscuri dell’epoca moderna.

Si pensi, per esempio, ai morti russi. Le vittime furono sopratutto soldati costretti a combattere con armi antiquate in battaglie che vedevano vincere i sovietici contro i tedeschi solamente mediante l’uso di masse di carne da macello.  Lo storico Richard Overy ha affermato che nel 1941 e nel 1942 i morti, feriti, dispersi e anche coscritti erano difficilmente calcolabili. Secondo molti storici, agli 8,668,400 morti vanno aggiunti 1,500 000 coscritti di riserva morti o dispersi (soprattutto nel 1941) prima di essere messi nelle forze attive, 150 000 miliziani e 250 000 partigiani. Durante la guerra in URSS morirono 13 milioni di uomini tra 17 e 39 anni. Se è vero che morirono 3,300 000 prigionieri anziché 1,283 000, la cifra è di 12,600 000. Dopo la fine della guerra, la popolazione contava 26 milioni e 600 mila persone in meno rispetto all’inizio (questa cifra include 3,300 000 civili morti nelle aree annesse nel 1939-1940).

Il vero dramma lo vissero i prigionieri russi scampati ai lavori forzati tedeschi. Alla conferenza di Jalta del febbraio 1945 venne ratificato un accordo sulla restituzione dei prigionieri di guerra. Secondo richieste già espresse da Iosif Stalin alla quarta conferenza di Mosca dell’ottobre 1944, il 31 marzo 1945 venne però formulato un codicillo segreto che stabiliva la consegna di tutti i cittadini sovietici che si fossero trovati nelle zone alleate al termine del conflitto, aldilà della volontà da essi espressa. Nei fatti, si trattava di una vendetta di Stalin nei confronti di tutti coloro che non avevano combattuto sino alla morte per la difesa della Madre Russia. Di loro non si ebbero più notizie, restano solo i dati censitari fatti prima e dopo il Secondo conflitto mondiale.

Conflitto attinente alla Seconda Guerra Mondiale è la Seconda guerra sino-giapponese. In questo caso le vittime cinesi stimate dallo storico John Dower ammontano a 10 milioni.  Questa stima non include i morti dovuti a conflitti interni, carestia e allagamento. Altri storici, invece, hanno stimato che i cinesi morti siano stati 37 milioni, ma fonti più attendibili riducono la cifra a 20 milioni.

I dati che emergono parlano di un numero di vittime civili corrispondente a 48 milioni di persone. Nella  cifra devono essere compresi 6 milioni di ebrei trucidati dai nazisti, i quali però sono stati responsabili della morte di un numero maggiore di popolazioni civili quali russi, jugoslavi, greci, francesi e polacchi. Allora la domanda da porsi è se vale la pena ricordare solamente la Shoah o se forse è meglio rammentare – a monito perenne – tutte le vittime – spesso dimenticate – di un periodo storico caratterizzato dalla disumanità.

Giorgio Cegnolli