Senzatetto muore per il freddo. Bufera sul Cardinale Scola, a pranzo con i migranti

Indovina chi viene a cena? No, il riferimento non è al celebre film di Stanley Kramer, con protagonista Katharin Hepburn, che segnò l’America degli anni 60’ con una delle più riuscite rappresentazioni di matrimonio interrazziale. Bensì al molto meno riuscito pranzo dell’Epifania a casa del Cardinale Scola, il quale,  dopo aver ospitato una famiglia di migranti islamica, 2 genitori e 7 figli, scappati dalla Siria e rifugiatisi prima nei paesi nordici, Danimarca e Svezia, e poi giunti fino in Italia, si è trovato al centro di un’accesa polemica.

L’annuncio che il Cardinale avrebbe ospitato una famiglia di migranti era stato dato in seguito alla messa dell’Epifania celebrata nel Duomo di Milano dallo stesso Cardinale, durante la quale si era pronunciato contro la “ comprensibile paura e la tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi” e aveva incoraggiato, invece, ad affidarsi “all’ideale dell’amore e di un’autentica amicizia civica”.Parole belle, ma fin troppo idealistiche, che stonano con la reale situazione in cui riversa il Paese e per cui non sono ancora state prese adeguate misure.

Infatti, mentre il Cardinale era a pranzo con la famiglia di migranti, un senzatetto italiano di nome Marco, è stato trovato morto per il freddo a Siena, in una cantina in cui aveva cercato rifugio. Nonostante l’allerta meteo diramata dalla Protezione Civile, che avrebbe dovuto mobilitare le Regioni sul territorio, ancora una volta Istituzione e Chiesa si sono trovate impreparate. Sotto accusa non solo il Cardinale Scola ma l’intera diocesi, che sembra mostrare misericordia solo per quelle situazioni “politicamente più in vista”, complice anche l’esasperazione mediatica sul tema migranti.

Da un lato, quindi, sarebbe riduttivo demonizzare il Cardinale per aver fatto ciò che è previsto dalla sua istituzione. Il vero motivo di tanto scalpore, infatti, è che gli italiani non si sono mai sentiti così lontani dalla Chiesa come adesso. L’attenzione per quello che è globale rischia di alienare le realtà locali con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Questo continuo pubblicizzare il tema della misericordia verso il prossimo, inteso come straniero, non ha fatto altro che allontanare gli Italiani, non per sdegno verso i migranti ma per esasperazione verso quella che è diventata una vera e proprio banalizzazione del fenomeno e continuo ricorso a dei luoghi comuni ( se non mostri carità, se non sei d’accordo ad aprire la porta di casa tu sei un razzista).

Dopo l’attentato di Berlino, che sicuramente ci ha riguardato più da vicino, visto che il terrorista è stato fermato proprio a Milano, la paura è aumentata e così il rischio di ritorsione. Il gesto del Cardinale, seppur comprensibile nei limiti della sua istituzione, è parso a molti contraddittorio, privilegiando solo una parte dei “fratelli bisognosi”, e dimenticandosi dell’altra.

Il nodo della questione è la strumentalizzazione continua di Stato e Chiesa, che hanno fatto diventare un tema così delicato, come quello dei migranti, una battaglia politica e una facciata di misericordia. Sebbene le parole del Cardinale siano condivisibili e abbiano un fondo di verità, perché non si può pensare che la risposta a questa crisi sia solo politica, altrettanto sbagliato è cadere nel gesto strumentalizzato e nella generalizzazione che basti invitare a pranzo una famiglia di migranti islamici per risolvere il problema e calmare le acque. Il rischio è quello di non riconoscere il momento storico che stiamo vivendo, segnato da tensioni e difesa di un’ identità conquistata con fatica nel corso dei secoli e oggi sempre più minacciata. Il punto non è essere nazionalisti o meno. Il punto è essere umani. Citando le parole del Cardinale “ci è chiesto di agire in unità con tutta la famiglia umana e le sue diverse articolazioni” e pertanto nessuno deve essere escluso, nessuno deve essere dimenticato, compresi noi.

Camilla Marotta