Alberto Tadiello vince il concorso delle idee

Sarà Alberto Tadiello, vicentino classe 1983 giovane artista emergente di grande talento, a trasformare in opera d’arte il vecchio acceleratore di particelle custodito al Dipartimento di Fisica costruito dal professor Scotoni. Lo ha deciso ieri la commissione chiamata a giudicare i tre finalisti fra le 40 proposte arrivate nei mesi scorsi per il concorso di idee lanciato a fine aprile.
L’opera vincitrice – due grandi sculture realizzate con alcuni pezzi dell’acceleratore – sarà realizzata da Alberto Tadiello entro il prossimo aprile e sarà appesa nel cortile interno in fondo alla scalinata di ingresso al polo scientifico e tecnologico “Fabio Ferrari” a Povo. La scelta è stata formulata sulla base di alcuni criteri: la congruenza dell’opera con le finalità del bando, la sua qualità artistica e culturale, la sua fattibilità e la sua permanenza nel tempo.
«Il lavoro – si legge nel progetto di Tadiello – si presenta come un intervento di tipo scultoreo e si risolve nella presentazione di due elementi uguali, che esistono gemelli, riflettendosi uno nell’altro, rivolti all’ingiù. La duplicità permette alla struttura di reggersi su se stessa a livello visivo, di sostenersi in un parallelismo, sotto il segno di un’equivalenza di pesi, di energie, di leve e resistenze. Sono due organismi atomici, che recuperano alcuni pezzi dell’acceleratore e li mostrano, alzandoli. Agganciati e inglobati in un sistema di tiranti, ganci e catene – prosegue l’artista – si disegnano nello spazio con un semplice gesto di messa in esposizione. Il lavoro apre a diversi livelli di lettura. E diventa grappolo, ancora, alveare, lampadario, gioiello, massa, corpuscolo. Ha una postura composta, un’anatomia filiforme».
Tra le proposte ad arrivare in finale, oltre a quella del vincitore Alberto Tadiello, hanno ricevuto un riconoscimento anche i progetti di Giacomo Raffaelli (Rovereto, classe 1988), Alessandro Di Pietro (Messina, 1987). Ai tre autori-finalisti è andato un premio di 1.000 euro lordi ciascuno, mentre al vincitore finale è destinato un ulteriore premio di 3.000 euro lordi. Sono stati inoltre stanziati 6.500 euro per la realizzazione dell’opera.
Il concorso di idee
Promosso dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento con la collaborazione del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e il contributo finanziario dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), il bando lanciato a fine aprile chiedeva agli artisti under 35 anni di presentare la loro migliore idee per valorizzare il vecchio acceleratore e farne un’opera d’arte permanente da installare negli spazi esterni dell’edificio “Fabio Ferrari” del complesso Povo 1.
I tre artisti che hanno superato la prima fase di selezione hanno sviluppato nei mesi scorsi la propria idea e hanno prodotto il progetto dettagliato dell’opera. Per farlo hanno potuto avvalersi della collaborazione dei docenti e dei tecnici del Dipartimento, oltre che del professor Graziano Fortuna dell’INFN, a supporto dell’aspetto scientifico del progetto e del supporto organizzativo dei curatori del bando.
La commissione che ha decretato l’opera vincitrice è stata composta da Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento, Gianfranco Maraniello, direttore del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Lorenzo Pavesi, direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, Frida Carazzato, curatrice del Museion, Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano, Giuseppina Orlandini, membro del Senato accademico e docente del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, Alberto Winterle, già presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Trento.

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