I DOLORI DEL GIOVANE WHATSAPP E I SEGRETI DI ZUCKERBERG

Cinque milioni di telecamere ci fissano / Voi ci trattate come se fossimo pazzi / La nostra privacy è insignificante / Siamo soffocati da decine di migliaia di regole… Ma a chi importa? Tanto adesso scrivo una frase di protesta su WhatsApp! Oh, ma che peccato: non funziona!
Diamine, è già la quarta volta che succede? E come mai? Non lo sapete…? Oh bella! Dannato Zuckerberg! E adesso come dico ai miei amici che sono al bagno (con tanto di localizzazione) a fissare il vuoto aspettando che il mio intestino crasso abbia l’illuminazione che neanche Ungaretti si sogna? E come dico ai miei amici che è più importante l’abito trasparente di Rihanna che le rivolte secessioniste pro Russia in Ucraina?
E a proposito di Russia, ecco la mia oasi salvifica: i fratelli Durov hanno sviluppato Telegram, un prodotto che promette scintille e di dar prova di sé sotto i polpastrelli di milioni di giovani. Non più Guerra fredda fatta di spionaggio un po’ naif, dalle luci soffuse e night club francesi, non più muri fisici e mentali, non più propaganda e attività sovversive, nulla più di tutto questo: la guerra fra Stati Uniti e Russia adesso si misura a colpi di cinguettii, stati e acquisizione di dati sensibili.
Da una parte c’è chi si prende tutto col suo strapotere economico, attirandosi le ire e gli sberleffi di chi comunque, in un modo o nell’altro, è tenuto al palo dal suo guinzaglio; dall’altra chi si è svegliato da un decennale torpore e ha ripreso a mulinare i pugni e al lustrare i muscoli in prove di forza sul campo e sulla rete, volendosi porre, che ironia! come la vera alternativa liberale alla criptosignoria dell’altro.
Telegram a prima vista non sembra discostarsi più di tanto da altre applicazioni simili presenti sul mercato, che hanno un pregio nell’essere gratuite, con la possibilità naturalmente di messaggiare, mandare foto, condividere video e posizioni geografiche, né più né meno di WhatsApp (ah, quanto mi manca!). Ma per chi è patito di tecnologia e ha la fobia di perdere anche la minima traccia delle sue informazioni personali, Telegram fa al caso suo.
Una sua intrigante funzionalità è quella di introdurre un tempo limite entro il quale l’intera conversazione sia poi cancellata: così nessun estraneo potrà vedere la vostra “duck face”! Pensate che passi avanti sta facendo la tecnologia! Inoltre, cosa ancora più importante, Telegram consente a sviluppatori terzi di creare un proprio client Telegram. Guardate la liberalità degli sviluppatori: non cercano guadagni e pubblicità, non vogliono scalare le vette dell’economia, semplicemente desiderano tutelare il diritto alla privacy di ognuno, sbandierato da Zuckenberg ma smascherato dallo scandalo NSA e sempre più sacrosanto in un mondo costantemente monitorizzato e spiato.
Le tattiche del “dividi et impera” o della “terra bruciata” si sono ritorte contro i grandi condottieri, ai più fini strateghi, e perché mai non contro Zuckerberg? Lui acquista tutto quello che è sul mercato e così non ha più problemi di concorrenza e se questa c’è, è così derelitta e macilenta che nessuno, se non quattro stupidi, la scelgono. E’ da notare anche quel sottile cambiamento nella mentalità di ognuno di noi: WhatsApp è il Bene, è la miglior cosa in assoluto, perché passare ad altro? Tutti lo usano, perché distinguersi dalla massa?
Un’ora senza poter mandare messaggi: è come se adesso, mentre leggete queste righe, tre quarti della popolazione sparisse senza lasciar traccia o, peggio, perdere di vista il proprio amico e sentirsi dentro quella continua ansia del dover per forza dire qualcosa, anche la più vuota, pur di affermare di esistere.

NDR: l’ultimo black out di WhatsApp ha colpito tutti gli utenti che non hanno un servizio integrato con Google, poiché il ritardo della comunicazione agli utenti “normali” ha creato panico e caos, mentre per chi usufruisce di Google l’aggiornamento al 7 giugno è partito in automatico, forse qualche informazione sull’integrazione web-smartphone non è stata data per sapere che cosa se ne fanno dei nostri dati personali nel colosso di Zuckerberg?

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