INTERNET E I SOCIAL NETWORK: IL QUINTO POTERE

Per gran parte della storia umana, l’idea di reinventare se stessi o di plasmare la propria identità in ambienti diversi (a casa, al lavoro, nel tempo libero) era difficile da capire, perché le identità delle persone sono state fissate dai loro ruoli in una rigida gerarchia. Con poca mobilità geografica o sociale, voi eravate definiti non come individuo, ma dal vostro paese, dalla classe sociale, dal vostro lavoro o dalla vostra corporazione.

Venne poi la volta del vecchio e selvaggio West, con la frontiera che si ergeva concreta e spaventevole davanti a persone dal

H.Clay
H.Clay

dubbio passato, e che tuttavia speravano in un radioso quanto polveroso futuro. Questa nuova concezione dell’identità malleabile ha trovato la sua espressione più grandiosa nell’ideale americano del self-made man, un termine reso popolare da H. Clay nel 1832.

Per diversi appassionati di tecnologia, la rete web doveva essere la seconda frontiera aperta, e la capacità di segmentare la nostra identità attraverso una scorta infinita di pseudonimi e avatar, avrebbe dovuto lasciare alle persone attuali diversi lati della loro personalità in vari ambienti. L’aspra verità è che per moltissime persone la memoria del Web significa sempre più che non esisteranno seconde chance – nessuna opportunità per evitare una lettera scarlatta nel vostro passato digitale.

Dato che i social network si sono espansi, non era più così facile diversificare le identità: adesso che così tante persone utilizzano un’unica piattaforma per pubblicare costanti aggiornamenti sulle loro attività pubbliche e private, l’idea di un’alcova privata o di un angolo di solitudine è diventata illusoria. In realtà, il tentativo di mantenere diversi sé stessi desta sospetti.

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

La preoccupazione per questi sviluppi si è intensificata quest’anno, quando Facebook ha reso alcuni profili digitali degli utenti più pubblici che privati. Nel mese di maggio, Facebook ha risposto a tutte le critiche, con l’introduzione di una nuova serie di controlli privacy che la società ha descritto come più utili agli utenti per capire che tipo di informazioni loro stavano condividendo. Facebook ora ha quasi 500 milioni di utenti, o il 22 per cento di tutti gli utenti di Internet, che trascorrono oltre 500 miliardi di minuti al mese sul sito. Gli utenti condividono oltre 25 miliardi di unità di contenuti ogni mese, e l’utente medio crea 70 parti di contenuti al mese.

Sempre a maggio la Corte europea ha condannato Google a cancellare le indicizzazioni riguardanti i dati personali su richiesta dei cittadini europei interpellati, “purché non vi siano ragioni particolari, come il ruolo pubblico del soggetto”. I gestori dovranno indicare quali dati possiedono, gli scopi per cui saranno utilizzati, l’eventuale passaggio a terzi e il periodo di conservazione all’interno del database.

La gestione è affidata a squadre dedicate che vagliano ogni singola richiesta. Per questo il motore di ricerca ha creato un modulo online per richiedere la cancellazione dei link. Allo stesso tempo ha ingaggiato degli avvocati che hanno il compito di valutare le domande. I Paesi più attivi in questo senso sono Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia. In Cina hanno optato per la via più breve: perchè far impicciare gli americani con le idiosincrasie e le stupidate dei giovani cinesi? Un bel blocco e passa la paura.
Google sembra aver accolto l’input della Corte di Giustizia europea con molta attenzione, e c’è chi sostiene che lo abbia fatto per evidenziarne le intrinseche contraddizioni. Nel motivare il passo indietro il colosso californiano ha ammesso di aver incontrato delle difficoltà nell’applicazione delle nuove regole.

Il fatto che Internet non sembra mai dimenticare sta minacciando, a un livello quasi esistenziale, la nostra capacità di controllare le nostre identità. Sappiamo da anni che il Web consente un voyeurismo ed esibizionismo senza precedenti, ma stiamo cominciando solo ora a capire i costi di un’epoca in cui tanto di ciò che diciamo e pensiamo, e di ciò che gli altri dicono di noi, va nei nostri permanenti e pubblici file digitali.

In tutto il mondo, leader politici, studiosi e cittadini sono alla ricerca di risposte alla sfida di preservare il controllo delle nostre identità in un immemore mondo digitale. Le tecnologie legislative, giudiziarie o etiche sono la panacea definitiva? Oppure le trasformazioni sociali e culturali? Il problema affrontato è solo un esempio di una sfida che sta preoccupando tantissime persone in tutto il mondo: il modo migliore per vivere la nostra vita in un mondo dove Internet registra tutto e non tralascia nulla.

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